Isla Coco Blanco (Isole San Blas)

Isole San Blas: tra mito e realtà

Abbiamo deciso di visitare le Isole San Blas in tenda, è stata un’esperienza unica, emozionante, che difficilmente dimenticheremo.

Quando abbiamo iniziato a pianificare l’itinerario per il nostro viaggio a Panama, di una cosa sola eravamo certi: in un modo o nell’altro, saremmo andati a visitare l’arcipelago delle isole San Blas. Avevamo a disposizione 15 giorni a Panama, quindi prima di partire abbiamo speso ore ed ore a cercare notizie ed esperienze in rete. Dovevamo avere un’idea di come raggiungere le isole, quanti giorni rimanerci e che costo avrebbe avuto il tour. Abbiamo realizzato presto che il viaggio alle “Maldive del Centro America”, come vengono definite da molti, non è certo una meta che possa definirsi economica per chi viaggia low-cost. Non abbiamo rinunciato, abbiamo trovato un’opzione abbordabile, e recuperato il più possibile la spesa, durante il resto del viaggio.

Isolotto (isole San Blas)

Un isolotto poco distante da Isla Coco Blanco

San Blas islands

La visuale dall’isola in cui dormivamo

Le Isole 

Situate a pochi km di distanza dalla costa caraibica di Panama, le isole San Blas ci hanno regalato colori e scenari davvero meravigliosi.

Da un mare ricco di sfumature che vanno dal blu scuro al turchese, emergono piccoli e piccolissimi atolli con sabbia bianchissima e palme di cocco. L’acqua incredibilmente cristallina, permette di avvistare con facilità le grosse stelle marine rosse che popolano i fondali caraibici. Le stesse stelle marine che abbiamo trovato nella nostra seconda tappa nel Mar dei Caraibi, a Bocas del Toro.

Gli abitanti del luogo ci hanno detto che l’arcipelago delle isole San Blas, conta 365 isole, una per ogni giorno dell’anno. Poche meno di 50 sono abitate, alcune sono talmente piccole che è difficile pensare possa entrarci anche solo una capanna. Le isole appartengono ai Guna Yala, una popolazione autonoma, che vive secondo i propri usi e costumi tradizionali. I Guna hanno conservato una propria lingua e vivono prevalentemente di pesca, di vendita di noci di cocco e da qualche anno di turismo. Gestiscono di fatto tutta la regione, non vendono terre agli stranieri e controllano tutto il turismo della loro area.

È necessario esibire il passaporto quando si entra e si esce dalla regione di Guna Yala.
Piccolo atollo (Isole San Blas)

Piccolissimo atollo in mezzo al nulla

Come andare alle Isole San Blas senza spendere (quasi) una fortuna

Una delle soluzioni più economiche che abbiamo trovato per arrivare alle isole San Blas è attraverso il Mamallena Hostel, un ostello a Panama city, dove abbiamo pernottato per due notti e dove abbiamo lasciato lo zaino quando ci siamo recati alle isole.

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L’ostello ci ha proposto diverse opzioni per raggiungere le isole. Noi eravamo interessati ad una in particolare. L’opzione prevedeva che l’ostello organizzasse solo il trasporto da Panama City alle isole. Per tutto ciò che riguardava tasse, pernottamento, gite e cibo avremmo dovuto far riferimento direttamente alla famiglia dei Guna che abitava l’isola che ci avrebbe ospitato. Questa sarebbe stata la soluzione più economica perché con $25 USD al giorno a persona, ci offrivano:

  • alloggio in cabana (una capanna fatta di canne di bambù e foglie di palme).
  • 3 pasti al giorno senza bevande.

Quindi, ai $25 USD giornalieri avremmo dovuto aggiungere:

  • Costi delle bevande, acqua compresa.
  • Il trasporto in auto da Panama City all’isola ($60 USD a persona, andata e ritorno).
  • La tassa regionale dei Guna ($22 USD a persona).
  • La barca per arrivare all’isola ($20 USD a persona andata e ritorno).
  • La tassa dell’isola ($5 USD a persona).
  • Le gite giornaliere su altre isole (dai $10 ai $25 USD a persona per singola gita).

Questo significa che per due notti e due giorni (il ritorno era previsto solo la mattina presto) avremmo speso minimo $177 USD a persona, escluse le bevande.

Cabanas (Isole San Blas)

Le cabanas di Isla Coco Blanco

Un’altra opzione economica: alle Isole San Blas in tenda!

Purtroppo non ci è stato possibile arrangiare in questo modo. La famiglia con cui è in contatto l’ostello non aveva posto per ospitarci in quei giorni. Abbiamo deciso di optare per la seconda soluzione più economica: abbiamo trascorso due notti e due giorni alle isole San Blas in tenda!

Nella prenotazione era compreso:

  • Trasporto andata e ritorno: il taxi e la barca.
  • 3 pasti giornalieri.
  • Attrezzatura da snorkeling.
  • 1 o 2 gite giornaliere su altre isole.
  • Affitto della tenda per il pernottamento, comprese le lenzuola.

Le spese extra in pratica si riducevano solo a:

  • Noci di cocco.
  • Birra.

Ci è sembrato un buon compromesso, il pacchetto ci è costato $235 USD a persona.

Tende (Isole San Blas)

Le tende dove abbiamo dormito

Come arrivare alle isole San Blas

Ci siamo svegliati alle 4.30 del mattino, alle 5.00 è arrivato Tito con il suo taxi 4×4 e ci ha prelevato dall’ostello. Nella jeep eravamo in sette: Tito, noi, una coppia americana e due simpatiche ragazze canadesi. Dopo pochi minuti di viaggio, abbiamo fatto una sosta in un’area dove c’era un grande supermercato, una farmacia e altre jeep piene di persone in viaggio verso le isole. Tito si è raccomandato di fare scorta di snack da portare sulle isole perché una volta a destinazione non sarebbe stato possibile comprare molto (mai consiglio fu più apprezzato!). Ci ha anche consigliato di comprare delle pillole contro il mal d’auto perché la strada che ci accingevamo a percorrere, sarebbe stata piena di curve, salite e discese.

Dopo qualche minuto siamo risaliti in auto, alla volta del porto di Carti in territorio Guna. Il percorso è durato circa 2 ore e mezza e per buona parte del tragitto abbiamo attraversato le montagne. La strada passa in mezzo alla giungla incontaminata e le salite e le discese che la caratterizzano, sono difficili da immaginare. Probabilmente un altro tipo di auto non riuscirebbe a percorrerla. Tito ci ha raccontato che percorreva quella strada tutti i giorni da 6 anni e conosceva benissimo tutte le curve. Ne ha contate 655 . Incredibile.

Una volta arrivati al porto, una guida ci ha accolto e fatto strada verso la lancia (una piccola imbarcazione a motore) e ci ha portato all’isola dove abbiamo soggiornato. Il viaggio sulla barca è durato circa 30 minuti. Presto si sono fatti spazio nel mare i primi atolli, che fino a quel momento avevamo visto solo in foto. In quel momento abbiamo capito che l’immagine di quei minuscoli isolotti circondati da un colore così irreale, era valso il viaggio fino a lì.

Sulla barca noi eravamo seduti ai sedili posteriori e ci siamo letteralmente fatti la doccia. Fortunatamente avevamo pensato di coprire gli zaini con una fodera impermeabile.

Abbiamo impiegato in tutto 3 ore per arrivare alle isole San Blas: due ore e mezza in auto e mezz’ora in barca.

Lancia (isole San Blas)

Una “lancia” su Isla Coco Blanco

La nostra esperienza: pro e contro

Al momento della prenotazione, ci era stato detto che alle isole avremmo avuto bisogno di pochissime cose e che avremmo potuto lasciare lo zaino più grande presso l’ostello. Così abbiamo fatto. Siamo partiti solo con gli zainetti carichi di macchina fotografica, costume, una maglietta e due paia di mutande. Io ho pensato di portarmi una felpa, Valerio no, e se ne è pentito amaramente.

Le isole sono di per sé abbastanza ventilate, la sera faceva freschetto e il tempo non è stato sempre nostro amico. È stato spesso nuvoloso e abbiamo anche provato l’ebrezza di una tempesta tropicale su un’isola caraibica, molto suggestivo!

L’isola che ci ha ospitato si chiama Isla Coco Blanco ed è abitata da una famiglia Guna. Quando siamo arrivati, la guida ci ha informato che avremmo passato lì la maggior parte del tempo, ma che avremmo dormito su un isolotto di fronte, dove erano situate le tende e ci ha illustrato la situazione.

Nella prenotazione erano compresi 3 pasti giornalieri, il pernottamento in tenda e almeno una gita al giorno verso altre isole.

Se siete vegani, vegetariani o avete qualsiasi tipo di esigenza alimentare particolare: ricordatevi di farlo presente al momento della prenotazione!

Abbiamo avuto modo di fare una gita al giorno. In entrambi i casi, siamo andati su delle isolette non abitate da Guna. Sulle isole erano presenti dei tavolini, qualche tenda, una rete per giocare a beach volley. C’era anche una capanna con alcune donne Guna che vendevano noci di cocco (se gli andava di aprirle), qualche bevanda e i tipici tessuti ricamati a mano.

In particolare a Isla Perro lo snorkeling ci ha regalato una bella sorpresa. Poco distante dalla riva, c’era una nave sommersa! Inutile dire la quantità pazzesca di pesci, spugne e coralli che era presente. Bellissimo, peccato non aver avuto una macchina per le foto subacquee.

Per i pomeriggi non erano previste gite e siamo rimasti su isla Coco Blanco, tra le chiacchiere con gli altri ospiti, creme solari, rosolate al sole e un paio di birre.

La sera verso le 21.30 la guida ci portava sull’isolotto di fronte per il pernottamento. Oltre alle tende e un wc, non c’era assolutamente nulla. Niente di niente… Nulla! Osservare il cielo di notte pieno di stelle da un’isolotto minuscolo chissà dove di preciso, ti fa sentire realmente piccolo nell’universo.

La mattina presto del terzo giorno, abbiamo preso la barca, il taxi e siamo tornati verso Panama city. Nello stesso giorno abbiamo raggiunto Santa Catalina, attraverso un viaggio infinito in pullman. Il tutto desiderando immensamente una doccia!

Isole San Blas

Il WC sull’isola in cui abbiamo dormito

San Blas isldans

Tessuti ricamati dai Guna

Isla Perro (isole San Blas)

Giulia che contempla il relitto su isla Perro

Isla Coco Blanco

Sull’isola vive una famiglia Guna, composta da circa 20 persone, 7 o 8 bambini e una decina di cani (gli unici che sembravano contenti  del nostro arrivo).

L’isola era realmente piccola e c’era una sorta di divisione tra la zona in cui viveva la famiglia Guna e la zona per i turisti. Era possibile entrare nella zona abitata, ma non ci hanno consentito di fare foto. Ai bambini non era permesso venire nella zona dei turisti. Si affacciavano timidamente dal divisorio in legno che separava le due aree e ci chiamavano per avere qualche caramella o per fare qualche foto in cambio di qualche dollaro. Noi non avevamo con noi caramelle, e non ce la siamo sentita di fare delle foto con loro in cambio di soldi.

Abbiamo scoperto che i bambini Guna hanno delle scuole, che si trovano sulle isole più grandi e più popolate, ma non tutti hanno la possibilità di andarci. A quanto pare i bambini che non vivono sulle isole principali e non hanno parenti che possano ospitarli durante la settimana, non vanno a scuola. Tutto è molto triste, se consideriamo che passano la giornata cercando di recuperare dolcetti o dollari dai turisti.

Erano presenti i bidoni per la raccolta differenziata (che pochi sembravano aver rispettato), due wc con i relativi secchi che servivano a prendere l’acqua dal mare per scaricare e una doccia che veniva carica con l’acqua pulita tutti i giorni, in teoria. In pratica la doccia non l’abbiamo mai trovata carica. Siamo riusciti a lavarci a distanza di 3 giorni, quando siamo arrivati a Santa Catalina, sul lato pacifico di Panama.

Isla Coco Blanco (isole San Blas)

Visuale della spiaggia di Isla Coco Blanco

cani (isole San Blas)

Alcuni ospiti di Isla Coco Blanco

Isla Coco Blanco (Isole San Blas)

Valerio che fa il sirenetto

I pasti: due vegani su un’isola deserta che mangiano?

Ebbene sì, abbiamo la risposta alla fatidica domanda che ogni vegano si sente porre centinaia di volte nella vita: “e se ti trovi su un’isola deserta, che ti mangi?”.

Ok, non erano proprio tutte isole deserte, ma quasi, vale lo stesso?

La notiziona è che siamo sopravvissuti, ma va detto che… non siamo stati molto fortunati. Avevamo avvisato di essere vegani e ci era stato garantita una valida alternativa. Non è stato proprio così.

Non ci aspettavamo piatti ricchi di verdure, riso e frutta a volontà, e se fosse stato possibile ci saremmo nutriti tranquillamente solo di ananas, banane e cocco. Sull’isola eravamo una decina di turisti in tutto (tra cui una vegetariana!). A chi non aveva esigenze alimentari particolari, sono stati portati dei piatti con: poco riso, poco pesce e insalatina. La “valida alternativa” che ci è stata propinata è stata: poco riso e un’insalatina. Amareggiati del fatto che avevamo pagato quanto gli altri, per ricevere metà del pasto, abbiamo fatto presente il fatto alla nostra guida. Il ragazzo ci ha risposto che non dipendeva da lui, ma avrebbe fatto il possibile per farci aggiungere qualcosa al pasto successivo. Effettivamente nei piatti successivi al primo, abbiamo trovato due pezzetti di platano fritto… Buonissimo, ma veramente troppo troppo poco.

Dopo circa un’ora eravamo di nuovo tutti affamati. Ecco che ci siamo ritenuti fortunati di aver acquistato noccioline e banane prima di arrivare. Le razioni dei pasti erano decisamente troppo piccole, per tutti!

Ricordate di comprare degli snack prima di partire!

Cosa portare alle isole San Blas: 

  • Felpa e/o giacchetto. La sera tira vento e fa fresco. Noi abbiamo beccato anche la pioggia e i posti per ripararsi scarseggiano.
  • Snack. Tanti snack. Le porzioni dei pasti sono piccole. Per i vegani/vegetariani, minuscole!
  • Maschera e boccaglio. L’attrezzatura che viene fornita non è il massimo.
  • Crema solare. Quando esce il sole, non sembra mai abbastanza!
  • Un buon libro. Non c’è molto da fare sulle isole, un libro è sempre una buona compagnia.
  • Spirito di adattamento. A meno che non vogliate spendere una fortuna, le isole offrono sistemazioni molto spartane.

Cosa ci è piaciuto…

Oltre al mare meraviglioso, le isole surreali e l’atmosfera magica che si crea, di questa avventura porteremo nel cuore aver conosciuto persone incredibili provenienti dalle più diverse parti del mondo. Questa esperienza ci ha dato modo di ascoltare racconti assurdi e di scambiare chiacchiere con perfetti sconosciuti, come se fossimo amici di vecchia data. Emozionante.

… e cosa non ci è piaciuto:

  • Gli animali non sono trattati benissimo sulle isole. Ci sono troppi cani che prendono facilmente sberle e pappagalli in gabbiette sporchissime.
  • Non tutti i bambini hanno il diritto di andare a scuola.
  • I Guna non sempre sembravano contenti di averci tra i piedi.
  • Pagare troppo per non essere mai riusciti a farci una doccia, per aver mangiato pochissimo e non aver trovato sufficiente attrezzatura da snorkeling.
  • La raccolta differenziata non viene sempre rispettata, nonostante ci siano dei bidoni specifici.

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